Le tante storie in auto.….
Antonio Viotto Antonio Viotto

Le tante storie in auto.….

I racconti di seguito presentati rievocano le tante emozioni suscitate dalle avventure della vita succedutesi a ritmo incalzante dalla prima metà degli anni ’50 fino ai giorni nostri, vissute tra momenti di felicità ma anche di dolore e sperimentate in prima persona in quegli anni indimenticabili . I luoghi descritti riguardano inizialmente le città della Riviera Ligure per poi spostarsi in tante altre località in provincia di Milano, Torino e Piacenza. I tanti eventi sono rivissuti dall’angolazione particolare osservata al volante delle automobili guidate in famiglia dai tempi più remoti fino alle più recenti dei giorni nostri. Nella seconda parte delle “Spigolature a tema” vengono descritte le sensazioni e le impressioni degli avvenimenti del tempo in tema di “Finanza creativa” di quella ’Italia da bere” di fine Novecento ed inizio dei Duemila. In chiusura c’è un accenno alla storia della Casa del Biscione e dei suoi principali modelli dal 1950 ad oggi , il tutto corredato da foto inedite delle vetture Alfa Romeo.

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I primi ricordi indimenticabili
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I primi ricordi indimenticabili

Anche Lilly , la mia sorella più piccola, frequentava a quel tempo la mia stessa classe , sebbene fosse di un anno più giovane, perché tutta presa com’era dal desiderio di capire cosa stessi combinando ogni giorno a scuola, sin da subito volle prepararsi in privato all’esame di ammissione alla classe terza, superandolo poi agevolmente. Infatti in quegli anni al termine della seconda elementare occorreva superare l’apposito esame per proseguire negli studi. Ricordando Lilly, la rivedo tuttora alla recita di fine anno al teatro dei Salesiani di Don Bosco, attiguo all'Oratorio proprio dov’é ancor oggi a Varazze, mentre danza liberamente nella parodia della piccola papera in “Papaveri e papere”, la nota melodia di Sanremo allora tanto in voga insieme alle compagne di scuola. La ricordo ancora come fosse adesso : un successo, a noi bastava poco per divertirci !!   (Foto tratta dall’album di famiglia)

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Quell’anno accadde di tutto.
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Quell’anno accadde di tutto.

Tutto accadde a  Genova in quel lontano “Annum memorabile”, non solo perché avrei conseguito la patente di guida all’Automobile Club d’Italia in quella tarda mattinata di metà Luglio, non solo perché avrei affrontato la prova di maturità al Vittorio Emanuele II, ma anche perché in quell’anno avrei pure iniziato la mia prima esperienza di lavoro in una delle più antiche case di spedizioni del genovese. Ripensando ancor oggi alla notte prima degli esami passata chino sui libri a provare e riprovare gli esercizi di matematica ed anche di inglese, rivivo tuttora le intense emozioni di quel tempo lontano, colme di momenti di ansia e  di timori di non potercela fare. (La foto di Largo della Zecca a Genova é tratta dal sito del “Secolo XIX)

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Le belle avventure in “Abarth” ??
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Le belle avventure in “Abarth” ??

Tutti conoscono  il  “Cinquino” ideato da Dante Giacosa , il padre delle principali vetture Fiat di quegli anni , ma ammirata ancor di più se targata “Abarth”. Il vantaggio delle due portiere incernierate dietro permetteva l’entrata agevole alle quattro persone per cui era omologata.  Guardandola con gli occhi di oggi sembra impossibile potesse ospitarle tutte. Eppure.  Velocità massima ??  Circa 110  Km/orari, così diceva il tachimetro !! Rappresentava il massimo di tutti noi giovincelli : carina, corta , stretta, maneggevole, sgattaiolava  ovunque e si parcheggiava  in un fazzoletto. La ripresa con l’uso del cambio e la tenuta di strada più che soddisfacenti, facendo però attenzione a rallentare prima di ogni curva. E la velocità? Fin troppo elevata per gli spostamenti in città e per uno studente universitario era il massimo: i tragitti?  Casa-scuola , casa-bottega , più volte al giorno , sempre pronti in qualsiasi momento.  Quali le avventure  spensierate di quegli anni ??  Tantissime…….

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L’ultima volta di Giannino…
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L’ultima volta di Giannino…

Racconta Francesco De Virgilio a quel tempo dell’Ufficio Studi della Lancia di Torino nelle sue memorie :“Una mattina venne da me Vittorio Jano, verso le nove e mezza, perché prima passava dall’Ufficio Esperienze e poi toccava a noi e mi disse:  ‘Ingegnè, ca vada da Farina  con Giannino – i.e. Ing. Gianni Lancia - perché vogliono fare lo Spider, non so. Vada perché bisogna abbassare il ventilatore che ora tocca il cofano , perché nello spider è più basso “’. Allora sono andato da Monsù Farina Battista detto “Pinin”  ed utilizzando il famoso motore 6Vu di 2,5 litri dell’Aurelia B20 GT IV serie verificammo al tecnigrafo le linee ed i relativi particolari riguardanti il design del futuro Spider ancora in veste di “Prototipo”. C’era da abbassare il ventilatore ed il filtro , poi prese le misure ed i riferimenti, in ufficio abbiamo ritoccato i pezzi e risolto tutto. Ho dovuto mettere una cinghia in più per abbassare il motore, perché non potevo spostare la pompa dell’acqua . Così nacque il prototipo della B20 a cielo aperto dall’impostazione ormai nota, la cui carrozzeria veniva costruita in Pinin Farina.” Era proprio il primo esemplare dell’ AURELIA B24 spider - chassis #001 - che subito in mano a Gianni Lancia in persona iniziò a circolare nell’autunno del 1954 per Torino e spesso veniva vista sfrecciare “a tutta birra” lungo Corso Vittorio Emanuele II ed anche in Borgo San Paolo . Puro spettacolo di un’ adrenalina a mille !! (Notizie tratte dal Catalogo del Mauto dei “70 anni dell’Aurelia” e la foto é tratta da La Manovella)

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lI Biscione nei mitici Sessanta…..
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lI Biscione nei mitici Sessanta…..

Mi sono sempre chiesto come mai le vetture Giulia GTA “Gran Turismo Allegerita”  dell’ Alfa Romeo di quei mitici anni Sessanta fossero stranamente targate UD – Udine invece di Milano, come avevo sempre pensato. Infine ne scoprii le ragioni dalla stampa sportiva specializzata e pure dal catalogo dell’”Alfa Romeo Automobilismo Storico”. Tutto ebbe inizio nel marzo del 1963 quando a Feletto di Tavagnacco nei pressi di Udine, Carlo Chiti ed i fratelli Nizzola fondarono l'Auto-delta, società che aveva per statuto il compito di elaborare e gestire le vetture sportive. In seguito, nell’inverno tra il 1965 e il 1966 Auto-Delta spostò la sede a Settimo Milanese nei pressi di Arese sede dell’Alfa Romeo Milano.

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In famiglia un nuovo arrivo.
Antonio Viotto Antonio Viotto

In famiglia un nuovo arrivo.

Papà era molto orgoglioso del suo Fiat 626 , in particolare dell’altezza di quasi 4 metri fuori-tutto del cassone telonato che però creava a volte qualche problema. Come la volta in cui  papà volle a tutti i costi parcheggiarlo in piazza Sant’ Ambrogio a Varazze, là proprio sotto casa , causando però qualche danno ad insegne luminose e cartelloni pubblicitari incontrati lungo le strette vie del centro. Quella sera papà sorprese tutti noi con l’arrivo di un nuovo membro di famiglia, che scoprii inaspettatamente aprendo la portiera del Fiat 626 , attirato com’ero dalle  due lucine incandescenti che spuntavano dal buio del lettino posto sopra il posto-guida, che cos’era ??  Accompagnato da lunghi guaiti e rumorini vari ecco all’improvviso apparire il muso del piccolo Black, che vedendomi incominciò a scodinzolare ed a leccarmi dappertutto , una sorpresa bella ed inaspettata !!  E quella notte tutta la famiglia venne a turno coinvolta nel fare compagnia a Black, perché solo a suon di coccole si riusciva a tenerlo calmo, impedendogli di svegliare tutto il palazzo Lomellini. !!  Che notte…..quella notte !! Fu quello l’inizio di una lunga amicizia che accompagnò tutta la mia adolescenza e terminò nel 1968 , quando Black ci lasciò dopo una lunga malattia. (Foto tratta da myntransportblog.wordpress.) .

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Dov’é il fanciullino che            é in te ??
Antonio Viotto Antonio Viotto

Dov’é il fanciullino che é in te ??

Dalla balaustra a picco sul mare , ripenso alle tante parole non dette, alla profondità dei tuoi occhi accanto ai miei ……In silenzio, lontano,  lontano,  l’avvicinarsi delle onde che si inseguono l’un l’altra attende senza posa il sorgere del sole. L’intensità emotiva di quegli attimi meravigliosi risvegliano il fanciullino che è in me, facendo rivivere in silenzio i bei momenti di quel tempo lontano. Rivedo la mamma mentre mi lavava tutto per bene sul grande lavabo in pietra scura del bagno ed io dritto in piedi mi aggrappavo al grosso rubinetto per non cadere. La contemplavo cantare in allegria i motivi più in voga del momento : “Grazie dei fiori, Vola colomba, Balocchi e profumi, Mille lire al mese”. Il sole timidamente filtrava sottile tra le persiane socchiuse della vicina veranda.  

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Viva l’emozione di quel tempo….
Antonio Viotto Antonio Viotto

Viva l’emozione di quel tempo….

Cos’altro vuoi oggi raccontarmi ? Ah sì, le giornate felici passate in quel di Bielmonte , lassù al caro Biancospino proprio al centro della Panoramica Zegna, lasciato proprio in quell’anno con tanti rimpianti, zeppo dei ricordi di tre lustri di memorabili soggiorni. Tutti legati ad  Annalisa piccola , alle sue tante sciate invernali al Baby con il maestro di sci , alle tante gite a piedi fino al Monte Marca oppure là alla Buca di Forno a caccia di mirtilli, ma anche a Bocchetto Sessera, a gustare la grappa con la vipera dentro. D’inverno, pure Marisa, non più giovanissima, dopo le tante scalette sugli sci fatte nel vicino campetto sotto casa, su e giù più e più volte imparò infine l’arte sciatoria e la sua costanza venne alfine premiata.

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Venne il giorno della svolta .
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Venne il giorno della svolta .

All’inizio di Primavera della fine di quei favolosi anni ’60 arrivò alfine il tanto atteso esame di laurea . Giunse improvviso , inaspettato, come se il tempo avesse smesso di correre senza che me ne fossi reso conto. Come se quei lunghi anni di privazioni, di rinunce , di notti insonni passate sui libri non fossero affatto trascorsi. Restava quell’ultimo scoglio: la discussione della tesi di laurea davanti alla Commissione dei docenti della Facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Genova al gran completo. 

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Caccia al vino delle Langhe
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Caccia al vino delle Langhe

Ogni anno l’inizio dell’Autunno é tutto dedicato alla ricerca del vino novello, sai quello imbottigliato di fresco e se possibile l’ultimo dell’anno, di solito nella zona delle Langhe oppure del Monferrato , il classico tragitto del vino. Anche noi, attrezzati di tutto punto siamo pronti ad iniziare la caccia in quel di La Morra armati di imbuti vari, tappi di sughero , sai  quelli naturali , soprattutto che non siano di plastica, come raccomandava papà perché non fanno respirare il vino. “Dulcis in fundo” la grossa damigiana da 50 lt., insomma c’é proprio tutto l’occorrente.   

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In Smau negli ultimi              del ‘99
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In Smau negli ultimi del ‘99

Al Convegno su «IL FINANCIAL RISK MANAGEMENT DELL’IMPRESA DEGLI ANNI 2000» tenutosi al Palazzo Congressi di Lugano ed in Cariparma, nonché allo SMAU di Milano nel triennio 97-99 sono state discusse ed analizzate le soluzioni del “Portfolio Management” concernenti la valutazione del rischio per variazioni di tassi di cambio e d’interesse e di valore del portafogli titoli e commodity, in base ai dati della curva “gaussiana” creata dal sistema. In tal modo l’azienda é in grado di valutare in diretta e “on-line” - prima in simulazione e quindi in effettivo - l’ esposizione corrente e futura , definendo quali operazioni sono a tal fine necessarie. Mi spiego meglio……(Foto da “La Stampa”)

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11 Settembre 2001..…il ricordo
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11 Settembre 2001..…il ricordo

Vorrei oggi raccontare con il cuore colmo di emozione e di profondo turbamento quei lunghi attimi vissuti nei luoghi in cui mi trovavo quell’11 Settembre del 2001 , non solo ma che cosa provai nel mio intimo assistendo in diretta alla televisione a quei tragici avvenimenti, proprio nell’istante in cui accadevano in terra d’America. Figurarsi, mi trovavo anch’io inconsapevole in quei momenti sull’aereo Air France partito da Parigi ed in attesa di atterrare all’aeroporto di Linate a Milano, ignaro di tutto ciò che stava accadendo nei cieli dell’Italia, dell’Europa e del Nord America. ……. Momenti emozionanti ed indimenticabili vissuti intensamente in prima persona e condivisi insieme a tutta la mia famiglia.

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L’ultima volta in Acciaieria ….
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L’ultima volta in Acciaieria ….

L’ Acciaieria Acciai Speciali di Corso Mortara a Torino rappresentò l’ultima mia esperienza in veste di Responsabile economico e finanziario , funzione che includeva il controllo routinario della gestione delle società partecipate. Da quel momento in poi avrei infatti indossato l’abito del consulente aziendale , mettendo a frutto le tante esperienze vissute in presa diretta in varie aziende industriali e commerciali della nostra bella Italia. Ricordi ? ”Mai dire mai - Never say never again” - come ci insegnava già a quel tempo James Bond, in tanti film dell’epoca ……Ma questa è tutta un’altra storia che iniziò proprio in quegli anni e di cui vedremo insieme l’evolversi.

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Accadde quel giorno a Zena….
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Accadde quel giorno a Zena….

Ma che accadde a Genova in quell’inizio di Autunno del 1970, dove ero per lavoro?  Quella sera tornando a casa a Varazze in Lancia Fulvia insieme a Lilly e mamma, un’intensa pioggia incessante e violenta ci sorprese nel bel mezzo del traffico fermi in coda sulla S.S.1 Aurelia a Genova-Prà, proprio là vicino al mare . Il tempo scorreva lento , inesorabile e non so dire quanto a lungo, finché in lontananza scorsi l’avvicinarsi della sagoma di una camionetta che si affiancò sventolando la bandiera rossa , che stava succedendo ? Poi realizzai : si trattava dell’auto dei Vigili del Fuoco che con al traino una grossa barca segnalavano l’immediata chiusura della S.S.1, la statale Aurelia e la deviazione del traffico sulle stradine adiacenti. (Foto da Corriere-it)

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Ciao mamma, sei sempre con noi !
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Ciao mamma, sei sempre con noi !

Appena possibile correvo alla Villetta sulle colline di Savona , dove alla Clinica Rossello mamma - da poco qui ricoverata - aspettava con ansia la mia visita , sai non riusciva proprio più a camminare, nonostante l’impegno profuso fosse tanto . Ripeteva che “dopo le tante corse quotidiane di tutti quegli anni , volente o nolente, era giunto il tempo del riposo. Ricordava spesso con gli occhi umidi di commozione, i cari pensierini scritti da Annalisa piccola e lasciati apposta per lei nei posti più reconditi di casa. Così facendola tanto contenta, quando ogni tanto li ritrovava, sorridente e felice per il pensierino e la sorpresa inaspettata.  Purtroppo tutto finì nel caldo soffocante dell’estate del 2003 a causa dell’aggravarsi del suo stato di salute. Ciao mamma, ti prego di proteggerci da lassù, come hai sempre fatto quand’eri quaggiù. (Foto tratta dall’album di famiglia , tutti noi insieme in quel di Varazze )

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L’ Autoceptor di fine anni ‘60 , ricordi ??
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L’ Autoceptor di fine anni ‘60 , ricordi ??

Sfogliando l’album dei ricordi – ma quanti sono !!  – mi sorprendo spesso a ripensare al periodo a cavallo tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli ’80 quando svolgevo le funzioni di Controller , riguardanti sia le linee operative aziendali sia quelle di “Staff”.  Dopo tanti e tanti anni passati a verificare i conti delle aziende in veste di “Auditor” alla fine ritenni fosse giunta l’ora di passare a compiti più operativi e quindi di vivere il brivido della responsabilità diretta in prima persona. Ci sarei mai riuscito ??  Quella scelta alquanto sofferta  mi permise non solo di sperimentare nuove tecniche operative , ma anche di affrontare ed approfondire ulteriori problematiche in tema di controllo direzionale a livello internazionale.

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Il tempo delle mele e della felicità …
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Il tempo delle mele e della felicità …

Caro diario, cos’altro vuoi ora raccontarmi ? Ah sì, le tante volte in cui per motivi di lavoro oppure per puro piacere dovevamo raggiungere Torino per un ultimo saluto all’austera capitale savoiarda, adagiata sul Po, sul cui panorama svetta la famosa Mole Antonelliana, ammantata dei ricordi della mia giovinezza . “Ciau Turin, mi vadu via, vad luntan a travajer, ma daria la vida mia per pudei prest riturné ”,  come racconta una vecchia litania piemontese. Come pure le altre felici escursioni con Marisa e Annalisa nell’ Umbria verdeggiante, a Perugia e dintorni, ad Assisi ed alla vicina S.Maria degli Angeli, spingendoci quella volta fin alla stupenda Spoleto, raggiungendo Cascia  e Norcia nell’incantevole Val Nerina,  luoghi tutti magici sempre presenti nel profondo del nostro cuore. Significano pure il ritorno all’Italia medioevale, all’Umbria ombrosa, silenziosa , incantata e solenne.  

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Palazzo Lomellini …….              a quel tempo.
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Palazzo Lomellini ……. a quel tempo.

Tanti gli episodi che raccontava papà e su cui amava soffermarsi, cercando di farmi capire ogni volta il “perché “ fossero accaduti.  Ritornava sovente all’attività commerciale intrapresa nei primi mesi della seconda metà degli anni ‘40 nei locali al primo piano di Via S. Ambrogio n. 4 a  Varazze , sotto le insegne de “La Casa delle Maglie”. Tutti nuovi i prodotti in vendita, non più gli autarchici d’anteguerra , però soggetti  all’andamento di  una inflazione al tempo più che galoppante, il che necessitava di un costante riadeguamento dei prezzi di vendita, per non esserne travolti. Questa “la spada di damocle” che inesorabile pendeva sul commerciante poco avveduto alfine di evitare il disastro preannunciato. E così avvenne……

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B20 GT … quale la più bella ?
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B20 GT … quale la più bella ?

Raccontava Guido Rosani , figlio del Direttore della Lancia Nino Rosani, che “Era questo l'humus nel quale nacque l'Aurelia B20, presentata nella primavera del 1951 al 33° Salone di Torino: una scommessa riverberata su tre fronti - clientela, concorrenza e competizioni - e totalmente vinta dal giovane manager torinese. I successi di pubblico e vendita contrapposero la B20 non solo all'Alfa Romeo 1900 SS, suo naturale competitor, ma a Ferrari e Maserati, più potenti e costose, ma non ancora del tutto affermate a livello di prodotto. L'Aurelia, in listino sino al 1958 in sei serie successive, divenne quello che oggi definiremmo un instant classic, un'auto che già al suo debutto fissava stilemi e contenuti tecnici in grado di sfidare il tempo, come tutt'ora dimostrato dalle sue continue affermazioni in corsa e sul green, e dalle ascendenti quotazioni degli esemplari sopravvissuti. Le notevoli prestazioni della B20 GT di serie la rendono subito appetibile per le corse dalla clientela sportiva. (Foto di J.Manuel Fangio e della sua Aurelia B20 GT sono tratte da “Hachette”.

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